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Fu Pinocchio, da piccino.
Venne al mondo lì per lì.
Nacque da un ramo di pino,
che Geppetto ben scolpì.
Falegname molto esperto,
lo formò bel burattino.
Non pensava mai, di certo,
che sarebbe, poi, bambino.
Ma una Fata buona e bella,
dai capelli azzurro cielo,
gli ha donato la favella
l’ha coperto col suo velo.
Ed allora ha avuto mani,
gambe e cuore e movimenti.
Ha provato nuovi e strani,
commoventi sentimenti.
Non ascolta la saggezza
di quel buon grillo parlante;
lo minaccia con asprezza:
per lui è troppo petulante!
Così, assai disubbidiente,
bricconcello e malandrino,
è tornato, in men che niente,
per incanto, burattino.
Perdonato, per amore,
dalla Fata e da Geppetto,
ha riavuto anima e cuore,
ma insistito ha nel dispetto.
Ha incontrato Mangiafuoco,
Gatto, Volpe e gli zecchini.
È s’è dato tutto al gioco,
ove i ciuchi son bambini.
Tra bugie, sospiri, pianti,
somarello diventato,
ha deluso, ancor più avanti,
chi l’avea già perdonato.
Ed il babbo, poverino
l’ha cercato in tutto il mondo.
È partito un bel mattino
per l’Americhe, là in fondo.
Poi c’è stata la balena,
tanto fumo e uno… starnuto.
Or Pinocchio si dimena,
nuovo bimbo è divenuto.
La promessa è presto fatta:
sarà buono ed ubbidiente.
Vuoi la storia intera e intatta?
C’è Collodi, per docente!
Lido Pacciardi – 21/03/2011


